How gay are you?

E la buona Germanotta fece una giustissima considerazione:

“Why is this question, why is this issue so important?”

Già, perchè? Forse perchè tutti cerchiamo conferme, cerchiamo sicurezze, e il mettere a nudo chi abbiamo davanti ci rende meno vulnerabili. Non so, è un errore che in passato ho commesso parecchie volte, ma ora mi tiro un bell'”autocazziatone”. Probabilmente il senso civico dell’Italia farà un bel balzo in avanti quando smetteremo di considerare l’orientamento sessuale di qualcuno un’informazione fondamentale. Una delle pubblicità progresso che ho più amato è proprio questa:

Già che ci siamo…io mi trovo in imbarazzo quando qualcuno mi fa questa domanda. A parte che mi sembra una domanda stupida, ma se dovessi rispondere adesso, seriamente, Etero NO, Gay NEMMENO, Bisex? Boh… sembra una frase fatta ma nemmeno io vado matto per le etichette. La prossima volta risponderò con: “Sai cos’è il rapporto Kinsey? Sai la differenza tra orientamento sessuale, comportamento sessuale e preferenza sessuale? Ecco documentati, poi forse sarai in grado di capire le mie risposte!”.

“La scala Kinsey rappresenta da parte del suo ideatore, lo studioso Alfred Kinsey, uno dei primi tentativi, se non l’unico in ambito scientifico moderno, di introdurre il concetto di una sessualità umana le cui sfaccettature non siano rappresentate a compartimenti stagni ma, viceversa, dinamiche e assai variabili da individuo a individuo o anche nel medesimo individuo, a seconda delle circostanze ambientali e legate all’età”

So che da un “non addetto ai lavori” certe affermazioni possono sembrare sciocche, ma secondo me è il tentativo più valido che mai sia stato fatto per spiegare, appunto, ai non addetti ai lavori, quante sfumature può avere l’argomento sessualità.

Tirando un po’ le somme, al momento lo standard è che si facciano domande inprecise su cose che non siamo in grado di capire e di cui francamente ce ne dovrebbe fregar poco in quanto non connotative. Fantastico….ma miglioreremo!

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21 thoughts on “How gay are you?

  1. Concordo totalmente. Ho sempre considerato l’orientamento sessuale un accessorio non sostanziale della persona perchè appunto variabile in qualche misura. Un po’ come i capelli per essere banali: possono essere castani, neri, etc, ma possono mutare colore artificialmente o naturalmente fino all’imbiancamento senza aggiungere o togliere nulla alla persona in sè.Il voler conoscere a tutti i costi ciò che appartiene alla sfera intima di un altro è forse il bisogno di tenerlo sotto controllo e, più indirettamente, mantenere il controllo delle proprie paure , dei fantasmi che si ha il terrore di riconoscere dentro di sè.

  2. Ciao 🙂
    …credo che il senso della domanda di Lady Gaga fosse un altro. Quando le chiedono: “Perché parli tanto dei gay? Forse sei anche tu gay?” Lei risponde: “Perché questa domanda? Perché è così importante? …io sono figlia della diversità e come donna sento l’obbligo morale di rendere il mondo un posto migliore”. Ovvero, per quel che pare a me capire: “Bisogna essere gay per difendere i gay? No, io sono figlia della diversità, credo nella diversità e così la difendo per rendere il mondo un posto migliore”
    …non penso volesse dire che “non è importante definirsi”… forse anczi il contrario, forse 🙂
    …comunqe mi hai dato uno spunto per un futuro post :))
    cioa e buona giornata 🙂
    Michele

    • Mmmm….punto di vista interessante, effettivamente hai dato una luce alternativa alla questione.
      Vorrei però chiarirmi, io non ho detto che non è importante definirsi: la questione è che l’orientamento sessuale non dev’essere uno schermo tramite cui gli altri mi categorizzano.
      Inoltre, se davvero mi voglio aprire con qualcuno sotto quell’aspetto, Gay Etero o Bi non sono sufficienti a definirmi.

  3. norden ha detto:

    Anch’io rimasi affascinato dalla scala Kinsey…e la ritengo valida fino ad un certo punto…però…
    nn credo tenga in considerazione la “pressione sociale” sull’individuo che tende a spingere verso le 0..
    .poi, in base al carattere personale, all’accettazione delle proprio preferenze al definirsi e stabilizzarsi della propria identità sessuale, la tendenza può invertirsi e dirigersi verso il 6…

    credo che i 3 si contino sulle punta delle dita

  4. Concordo, ci sono talmente tanti fattori che influiscono, anche a livello inconscio, che già auto-definirsi è difficile. Figuriamoci spiegarlo ad altri! Anche io attualmente non so come definirmi 😀 Ma alla fine…come dici tu…è cosi importante?

  5. Tocchi un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Neanche a me piacciono le etichette, non mi ci ritrovo mai, mi ci sento stretta, e soprattutto mi fanno paura. Non perchè ci sia qualcosa di sbagliato nel bisogno di autodefinirsi, piuttosto perchè inevitabilmente, con l’etichetta, si sottoscrivono una serie di “caratteri” che rendono quell’etichetta una media, la risultante di una somma, quindi stereotipata. E’ così se si vuole ridurre il mondo a categorie, per forza di cose. Sarebbe molto più facile, molto più bello, se le persone vedessero solo persone, se la base comune, per tutti fosse “siamo esseri umani” senza il bisogno di creare etichette che ci dividano più di quanto lo siamo già. Siamo tutti persone, questo il carattere universale dell’umanità. Il resto, dovrebbe essere solo la libertà di essere sè stessi, diversamente da ogni altro, senza pressioni per ficcarsi a forza in una categoria piuttosto che in un’altra. Alle persone servono le categorie per identificarsi in un gruppo, per soddisfare un senso di appartenenza che è insito nell’uomo, per incontrare persone che la pensino in maniera simile, per fingere di avere il controllo su ciò che li circonda, collocando sè stessi e gli altri sotto determinate etichette. Non c’è niente che non va nel senso di appartenenza, è solo che l’appartenenza non si dovrebbe cercare nella patria, nella religione, nell’orientamento sessuale, nel lavoro, ma nella comunità umana. Questa è la via per l’uguaglianza, azzerare le categorie. Siamo quasi sette miliardi di indivudui a questo mondo e non ce n’è uno uguale all’altro, nel rispetto di questa diversità e di questa uguaglianza, l’unica categoria che ha ragione di esistere senza discriminare è quella umana. Se dovessi ficcarmici a forza, direi che sono bisessuale. A livello comunicativo, è efficace a dare un’idea di quale sia il mio orientamento. Ma è solo un post-it attaccato in fronte che dovrebbe rendere la comunicazione più immediata, non definisce chi sono; nella mia testa, in realtà, non c’è questa distinzione. Mi sento attratta dalle persone, dall’intelligenza, dalla bellezza, dalla sensualità, qualità che non hanno sesso, non per me. Per dirla con bimbo verde, è SOLO amore.
    Scusa la lunghezza imbarazzante del commento ma, come ho detto, l’argomento mi sta particolarmente a cuore.
    Un abbraccio, e grazie per la riflessione.

    • Ma figurati, anzi ti ringrazio per il commento! Mi fa piacere che anche a te stia a cuore la questione, mi fa sentire che sto davvero condividendo qualcosa!
      Anche io probabilmente mi dovrei definire bisessuale, ma mi sembra davvero poco utile, sarebbe più utile dire a qualcuno la mia taglia….

  6. daffo ha detto:

    E’ la paura del diverso che porta le persone a voler etichettare tutto e tutti.
    Sinceramente me ne frego delle etichette e faccio di tutto per essere solo me stessa… e questo non è etichettabile ahahah

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